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Diagnosi precoce delle malattie gengivali

Un nuovo sistema di classificazione delle malattie gengivali per favorire la diagnosi precoce

Uno studio recentemente pubblicato sul “Journal of Dental Research” propone un nuovo tipo di classificazione della malattia parodontale che potrebbe favorire la diagnosi precoce e la prevenzione, evitando che la malattia si aggravi, grazie a trattamenti terapeutici personalizzati.

La classificazione attuale

Il sistema oggi utilizzato classifica la malattia parodontale in acuta e cronica basandosi sull’evidenza sintomatologica e sull’esame dello stato delle gengive. Sostanzialmente, quindi, classifica la malattia in base al gonfiore delle gengive ed alla quantità di osso che si perde

Secondo il responsabile della ricerca dr. Panos N. Papapanou , professore e presidente della facoltà di scienze orali e diagnostica presso il College of Dental Medicine della Columbia University di New York, questo sistema non si è dimostrato particolarmente valido perché non permette una chiara distinzione dei diversi stadi della malattia e non permette di verificare l’aggressività della malattia stessa in fase acuta fin quando il danno non è stato, in gran parte, subito.

Riclassificare le malattie gengivali

I ricercatori propongono di riclassificare le malattie gengivali utilizzando il modello della “firma genetica” o dei marcatori biologici, sistema che viene adoperato da biologi ed oncologi nello studio e nella classificazione dei tumori.

Questo sistema sta dando risultati molto incoraggianti e gli oncologi stanno cominciando ad utilizzarlo con successo sia nella diagnosi precoce che nel preparare e personalizzare il trattamento terapeutico per ciascun paziente sulla base delle risposte ai marcatori biologici utilizzati. Nel caso del tumore al seno, ad esempio, oggi tutte le donne sottoposte ad intervento chirurgico vengono sottoposte a chemioterapia, dal momento che il carcinoma mammario è un tumore ad alto tasso di recidività (50% dei casi). Grazie al sistema della firma genetica si calcola che circa il 20% delle donne sottoposte ad intervento chirurgico possano scoprire se il rischio di recidiva è alto o basso ed evitare, in caso di rischio basso, i trattamenti chemioterapici post chirurgici.

Ispirandosi a questo modello e per verificare se potesse essere applicato anche alle malattie gengivali, i ricercatori hanno condotto uno studio su 120 pazienti di entrambi i sessi con diagnosi di malattia gengivale e di età compresa tra gli 11 ed i 76 anni.

I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi e l’appartenenza al primo (meno gravi) o al secondo gruppo (più gravi) è stata decisa non in base ai sintomi della malattia, ma sulla base del profilo genetico del paziente.

In questo modo si è avuta la conferma che l’appartenenza all’uno o all’altro gruppo non si accordava con la sintomatologia del paziente, confermando i limiti dell’attuale modello di classificazione.

A conferma della bontà del sistema di classificazione proposto si è visto che quanto è risultato nel gruppo 2, pazienti con malattia gengivale in fase avanzata, era in linea con le attuali conoscenze, cioè la prevalenza dei maschi rispetto alle femmine e la presenza di agenti infettivi di diversa origine e provenienza.

I risultati dello studio sembrano confermare le ipotesi allo studio ed offrono una buona base di partenza per arrivare a scoprire i pazienti geneticamente più esposti al rischio di malattia parodontale. Il tutto nell’ottica della diagnosi precoce ed anche, vista l’aggressività con cui si presenta la malattia in fase acuta, con l’eventuale prescrizione di una terapia preventiva che impedisca alla malattia di presentarsi.

E’ ancora presto per sapere se i prossimi studi offriranno nuovi e concreti strumenti per aggredire la malattia parodontale e le malattie gengivali, ma la strada della ricerca genetica sembra essere quella più promettente per tutta l’odontoiatria soprattutto dal punto di vista della prevenzione, come confermano anche alcuni recentissimi studi dei ricercatori della scuola odontoiatrica dell’Università di Adelaide.